sabato 27 dicembre 2008

IL "PROTOCOLL" HOSSBACH: LA DISTRUZIONE DI UNA LEGGENDA
Das Hossbach-"Protokoll": Die Zerstoerung einer Legende, di Dankwart Kluge, Druffel Verlag, 1980, 168 pagine. Recensito da Mark Weber (1983)[1]Hitler, ci è stato detto ripetutamente, si era proposto di conquistare il mondo, o almeno l'Europa. Nel grande Tribunale postbellico di Norimberga, gli Alleati vittoriosi cercarono di provare che Hitler e i suoi accoliti intrapresero una sinistra "Cospirazione per condurre una guerra di aggressione". Il reperto di prova più importante per sostenere tale accusa fu ed è un documento conosciuto come il "Protocollo Hossbach" o "Memorandum Hossbach".Il 5 Novembre del 1937, Hitler riunì pochi alti ufficiali per una conferenza nella cancelleria del Reich a Berlino: il Ministro della Guerra Werner von Blomberg, il Comandante dell'Esercito Werner von Fritsch, il Comandante della Marina Erich Raeder, il Comandante dell'Aviazione Hermann Göring, e il Ministro degli Esteri Konstantin von Neurath. Era presente anche il Colonnello conte Friedrich Hossbach, aiutante di Hitler.Cinque giorni dopo, Hossbach scrisse a memoria un resoconto non autorizzato della riunione. Egli non aveva preso note durante la conferenza. Hossbach affermò dopo la guerra di aver chiesto due volte a Hitler di leggere il memorandum, ma il Cancelliere replicò che non aveva tempo. A quanto pare nessuno degli altri partecipanti conobbe mai l'esistenza del resoconto della conferenza fatto dal Colonnello. Né considerarono tale riunione particolarmente importante.Pochi mesi dopo la conferenza, Hossbach venne trasferito ad altro incarico. Il suo manoscritto venne archiviato insieme a molti altri documenti e dimenticato. Nel 1943 il Colonnello conte Kirchbach, ufficiale di stato maggiore, trovò il manoscritto e ne fece una copia per sé stesso. Kirchbach lasciò l'originale di Hossbach in archivio e diede la copia in suo possesso a suo cognato, Victor von Martin, per sicurezza. Poco dopo la fine della guerra, Martin consegnò tale copia alle autorità alleate di occupazione, che la utilizzarono per produrne una versione sostanzialmente alterata come prova d’accusa a Norimberga. Vi si introdussero frasi inventate come quelle che attribuiscono a Hitler la seguente affermazione: "La questione tedesca può essere risolta solo con la forza". Ma soprattutto, il documento presentato a Norimberga è lungo meno della metà del manoscritto di Hossbach. Sia l'originale scritto da Hossbach che la copia appartenuta a Kirchbach e a Martin sono totalmente (e opportunamente) scomparsi. Secondo il documento attribuito a Hossbach e presentato a Norimberga " e da allora largamente citato " Hitler disse ai presenti che le sue considerazioni dovevano essere viste come un “testamento finale” nel caso dovesse morire. La parte più incriminata cita Hitler come se avesse detto che le forze armate avrebbero dovuto agire, al più tardi nel 1943-45, per conquistare lo “spazio vitale” ("Lebensraum") di cui la Germania aveva bisogno. Ma se la Francia si fosse indebolita a causa di una crisi interna prima di quell’epoca, la Germania doveva agire contro la Repubblica Ceca (Boemia e Moravia). O, se la Francia fosse rimasta invischiata nella guerra (con l'Italia) in modo tale da non poter attaccare la Germania, allora la Germania si sarebbe dovuta impadronire contemporaneamente della Repubblica Ceca e dell’Austria. I presunti riferimenti di Hitler allo "spazio vitale" riguardano solo l'Austria e la Repubblica Ceca.Quando Hitler andò al potere nel 1933, la Germania era militarmente alla mercè di potenze straniere ostili. Il riarmo era iniziato lentamente e all'inizio del 1937, a causa della mancanza di materie prime, i tre rami dell'esercito dovettero ridurre le spese. Tra i detti rami scoppiò una furibonda controversia per accaparrarsi le risorse rimanenti.Contrariamente a quanto suggerito dal protocollo Hossbach, Hitler convocò la conferenza del 5 Novembre del 1937 in parte per indurre alla riconciliazione i vertici militari in lite, e in parte per riprendere il programma di riarmo della Germania. La politica estera era solo una questione accessoria. Hitler cercò di giustificare il bisogno di ricostruire la forza militare tedesca presentando, in modo esagerato e ipotetico, diverse situazioni di crisi all’estero che avrebbero richiesto un'azione militare, nessuna delle quali si verificò davvero. Hitler non annunciò un nuovo corso della politica estera tedesca, ancora meno un programma di guerra aggressiva.A Norimberga Göring testimoniò che Hitler gli aveva detto privatamente poco prima della conferenza che lo scopo principale della convocazione di tale riunione era di "mettere pressione al Generale von Fritsch, poiché egli (Hitler) era insoddisfatto delle operazioni di riarmo". Raeder confermò la dichiarazione di Göring.Come altri conservatori aristocratici e tradizionalisti, Hossbach diventò un aspro oppositore di Hitler e del regime nazionalsocialista. Fu intimo amico del Generale Ludwig Beck, che venne giustiziato nel 1944 per il suo ruolo direttivo nel complotto che cercò di uccidere Hitler e di rovesciarne il governo. Nonostante le sue smentite dopo la guerra, è praticamente certo che Hossbach preparò la sua tendenziosa versione della conferenza su impulso di Beck, per screditare il regime di Hitler dopo un colpo di stato. Hossbach era anche vicino all'Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare, e del Generale Ziehlberg, entrambi giustiziati anch'essi per il loro ruolo nel complotto del 1944. Ancora all’inizio del 1938 Hossbach, Beck e Canaris erano a favore di un colpo di stato per rovesciare Hitler.Il memorandum Hossbach viene spesso citato in libri di storia divulgativi come prova definitiva dei piani di Hitler per una guerra aggressiva. Un buon esempio è l'inaffidabile bestseller di William Shirer Ascesa e caduta del Terzo Reich, che presume che il protocollo registrasse il "punto di svolta decisivo del Terzo Reich". Su questa fatidica conferenza, Shirer ha scritto: "…Il dado era tratto. Hitler aveva comunicato la sua decisione irrevocabile di entrare in guerra. Per il pugno di uomini che l'avrebbero diretta non vi poteva essere più alcun dubbio". Come molti altri pubblicisti germanofobi, Shirer cita in modo ingannevole il memorandum Hossbach come un resoconto attendibile. Egli distorce persino la reale importanza militare dei partecipanti della conferenza. Dei cinque ufficiali di vertice presenti, tre (Blomberg, Fritsch, Neurath) persero il posto nel giro di pochi mesi. Raeder venne sostituito come Comandante della Marina nel Gennaio del 1943. Solo Göring era davvero vicino a Hitler. Il ruolo importante del fraudolento protocollo Hossbach al Tribunale di Norimberga è un’altra schiacciante conferma del carattere illegittimo, da processo-show, di questa performance giudiziaria così spettacolare.Sulla base di tale protocollo, che divenne il documento di Norimberga 386-PS, l'atto d'accusa del Tribunale dichiarò: "Un influente gruppo di cospiratori nazisti si riunì assieme a Hitler il 5 Novembre del 1937 per discutere la situazione. Ancora una volta venne sottolineato che la Germania doveva avere il proprio spazio vitale nell'Europa centrale. Essi riconobbero che tale conquista avrebbe probabilmente incontrato delle resistenze, liquidabili con la forza, e che tale decisione avrebbe probabilmente condotto a una guerra generale". Il pubblico ministero americano Sidney Alderman disse al Tribunale che il memorandum ("Uno dei documenti sequestrati più impressionanti e rivelatori") aveva tolto ogni dubbio sulla colpevolezza dei leader tedeschi per i loro crimini contro la pace. Esso funse anche da fondamento alla conclusione dei giudici di Norimberga che la "Cospirazione per condurre una guerra d'aggressione" da parte della Germania ebbe inizio con la conferenza del 5 Novembre 1937. Il documento fu decisivo per la condanna di Göring, Neurath e Raeder per il loro ruolo nella "cospirazione criminale". Lo spurio protocollo Hossbach è fin troppo tipico del genere di prove utilizzate dagli Alleati vittoriosi a Norimberga per legittimare l'imprigionamento e le uccisioni giudiziarie degli sconfitti leader tedeschi.Non c'è dubbio, ora, che il protocollo Hossbach sia privo di valore come documento storico. Dopo la guerra sia Hossbach che Kirchbach dichiararono che la versione utilizzata dall'accusa era molto differente dal manoscritto che essi ricordavano. Hossbach testimoniò anche a Norimberga di non poter confermare che la versione utilizzata dall'accusa fosse del tutto corrispondente al manoscritto che aveva redatto nel 1937. E nelle sue memorie ammise che, in ogni caso, Hitler non aveva descritto nessun tipo di "piano di guerra" nel corso della riunione. A Norimberga, Göring, Raeder, Blomberg e Neurath denunciarono tutti il protocollo Hossbach come un travisamento grossolano della conferenza (Fritsch era morto). Il protocollo riguarda solo la prima parte della riunione, distorcendo così il suo vero carattere. Il memorandum si conclude con la semplice frase: "La seconda parte della conferenza riguarda le questioni sugli armamenti materiali". Non vengono forniti dettagli. Nel 1968 Victor von Martin descrisse il memorandum con queste parole: "Il protocollo presentato alla corte di Norimberga venne assemblato in modo tale da cambiare totalmente il significato [dell’originale] e può essere definito perciò solo come una grossolana falsificazione".Quando scrisse il suo studio pionieristico Le origini della seconda guerra mondiale, A. J. P. Taylor accettò il memorandum Hossbach come un resoconto fedele della riunione del 5 Novembre del 1937. Ma nella sezione dei “Ripensamenti” aggiunti alle edizioni successive, il rinomato storico inglese ammise di essere stato inizialmente "abbindolato" dalla "leggenda" del documento. Questa conferenza presuntamente cruciale fu in realtà "una manovra di politica interna". Il protocollo stesso, osservò Taylor, "non contiene direttive per azioni [militari] oltre al desiderio di una crescita degli armamenti". Egli osservò tristemente che "quelli che credono nei processi politici possono continuare a citare il memorandum Hossbach". H. W. Koch, docente all'Università di York (Inghilterra) smantellò ulteriormente la leggenda in un articolo del 1968 in cui concludeva che il famigerato protocollo "sarebbe stato inammissibile in ogni altro tribunale eccetto all'infuori del Tribunale di Norimberga".Dankwart Kluge ha fornito un valido contributo alla nostra comprensione delle origini della seconda guerra mondiale. Il suo studio rimarrà per molti anni come l'esame più autorevole di una grande truffa documentaria. Quest'opera affascinante include il testo completo del protocollo Hossbach, come pure un’appendice, quattro foto, e un'esauriente bibliografia. L'autore è nato nel 1944 a Breslau (Wroclaw), in Slesia. Dal 1974 ha lavorato come avvocato a Berlino Ovest. Kluge ha compiuto un lavoro ammirevole nel raccogliere il proprio materiale, che non è tratto solo da tutte le fonti documentarie disponibili, già pubblicate e non, ma anche da numerose interviste personali e dalla corrispondenza con testimoni-chiave. Kluge argomenta la propria tesi in modo irresistibile, sebbene lo stile narrativo sia un po' debole. Questo studio importante non lascia dubbi che il protocollo tanto reclamizzato sia in realtà una revisione falsificata di una copia non autenticata di un originale non autorizzato, che è scomparso. Harry Elmer Barnes, a cui l'opera è dedicata, l'avrebbe gradita di cuore.[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v04/v04p372_Weber.html
Pubblicato da Andrea Carancini a 11.49

giovedì 11 dicembre 2008

NON C’E’ MAGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE
I casti divi e l’Olocausto
di Filippo Giannini

Questo articolo è indirizzato alla folta schiera di italiani truffati da questo regime di incapaci, di corrotti i quali per sopravvivere hanno la necessità di stravolgere la storia dell’unico Governo, dall’Unita’ ad oggi, che abbia governato in modo efficiente, senza ruberie e realmente rivoluzionario tutto teso a portare il vero socialismo, quello che non aveva bisogno di Karl Marx.
Fra le menzogne più care da addossare a Benito Mussolini, c’e’ quella di essere stato complice dello sterminio di 6 milioni di ebrei, sempre che questo avvenimento corrisponda alla verità storica. Ebbene su questo argomento ho raccolto una tale massa di documenti da tacitare i vari casti divi e, di conseguenza il piccolo Badoglio, oggi circonciso e sindaco di Roma e chiunque altro che ne dubitasse l’asserto. Non Roosevelt (che inviò la sua fleet per cannoneggiare un piroscafo carico di ebrei fuggiti nel 1939 da Amburgo), non Churchill che ordinò di silurare a Salinas un’altro carico di ebrei qualora non avesse invertito la rotta, non Stalin che, secondo quanto ha scritto lo storico russo Arkaly Vaksberg, “Stalin against Jews”, un libro particolarmente importante nel quale l’Autore sostiene “dopo accurate ricerche in archivi riservati, che il numero degli ebrei eliminati da Stalin è stato presumibilmente 5 milioni”, solo Mussolini… Sì, solo lui…. Ai lettori non sembra, perlomeno sospetto, che si citino costantemente quegli ebrei che sarebbero stati sterminati da Hitler e mai quelli eliminati per ordine di Stalin? Perché? D’altra parte anche le cifre si equivalgono.
E allora, citando due sentenze, l’una di Pacifici della Comunità ebraica che ha dichiarato: , giudizio particolarmente pesante e infamante, e l’altra di Giorgio Pisanò (“Noi fascisti e gli ebrei”, pag. 19) che ha scritto: .
Sono due giudizi contrapposti espressi da due personaggi chiaramente schierati, quello di Pacifici sorretto da tutta una Comunità; quello di Pisanò al quale non possiamo non riconoscere la capacità di indagine e la capacità di presentare la storia corroborata da ricca documentazione.
Chi dei due ha ragione?
Per questa indagine cercheremo di seguire una certa logica per rientrare in uno spazio ragionevole. In caso contrario saremo costretti a scrivere un altro libro, data l’ampiezza dell’argomento. Anche in questo caso, ripetiamo, come è nostro costume ci avvarremo di scritti di autori non certamente fascisti.
Già il 13 ottobre 1937 Bernard Show nel corso di una intervista al Manchester Guardian profetizzò: . Infatti le nuove idee che partivano dall’Italia fascista si stavano espandendo in tutto il mondo; nascevano ovunque movimenti o partiti di ispirazione fascista, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna (con oltre 100 mila iscritti) all’Australia, dall’Argentina alla Norvegia e così di seguito. Sembrava che, una volta ancora, l’Italia fosse ispiratrice di un nuovo messaggio universale di sapore rinascimentale: il Rinascimento del lavoro. Queste nuove idee, portavano in sé un difetto: mettevano in pericolo il sistema capitalistico allora vigente e padrone. Quindi l’Italia fascista doveva scomparire.
Secondo Rutilio Sermonti (“L’Italia nel XX secolo”), . Era necessario, pertanto, portare l’Italia a fianco della Germania e, quindi, eliminare in un colpo i due “pericoli”.
Conclude Sermonti: .
Esaminiamo ora le opinioni di alcuni personaggi che vissero quell’epoca e che non è possibile definirli fascisti.
E’ noto (per chi conosce l’a,b,c della storia) che i due provvedimenti a favore degli ebrei enunciati nel 1930 e perfezionati nel 1931 risultarono tanto graditi alla comunità ebraica italiana che i rabbini innalzarono preghiere di ringraziamento nelle sinagoghe. E se il 95% degli italiani erano per Mussolni, questa percentuale raggiungeva quasi il totale nella comunità ebraica; senza contare i numerosi ministri ebrei chiamati a collaborare con lui al governo.
E’ altrettanto noto l’attacco lanciato dal Duce contro alcune teorie nazionalsocialiste, nel corso della visita alla città di Bari. Nel pomeriggio del 6 settembre 1934, dal balcone del palazzo del Governo Mussolini, dopo aver esaltato la civiltà mediterranea, disse: .
Pertanto sino ad allora non esisteva alcuna pregiudiziale anti ebraica nell’animo di Mussolini. E allora, come si giunse alle (certamente) odiose leggi razziali?
Nella guerra d’Etiopia (di cui ci sarebbe da parlare ampiamente) la Società delle Nazioni guidata, incredibilmente, dalla più imperialista delle Nazioni, impose le sanzioni all’Italia. La Germania non si associa e continua ad intrattenere ottimi rapporti con l’Italia. 1936. Scoppia la guerra civile spagnola; ancora una volta i Paesi capitalisti si schierano, con l’Unione Sovietica contro l’Italia che collabora con Francisco Franco. Di nuovo la Germania è accanto all’Italia. E questo nonostante che Stalin avesse sarcasticamente annunciato che una volta conquistata l’Europa sino alla penisola iberica, avrebbe tolto le croci nei cimiteri e persino nelle bare.
In questa fase storica risulta chiaro che si stavano definendo due schieramenti: uno di carattere democratico-capitalistico, guidato principalmente da Gran Bretagna, da Francia e anche se da lontano e in forma marpiona dagli Stati Uniti di Roosevelt; l’altro da Germania e Italia. Tuttavia Mussolini non gradiva questa amicizia con il Führer di cui diffidava fortemente la politica e, di conseguenza cercava di svincolarsi; con questo intento il 22 giugno 1936 rilasciò una (molto poco ricordata) intervista all’ex ministro francese Malvy, nella quale ribadiva la propria disponibilità a collaborare con la Francia e con l’Inghilterra: . Questa preziosissima testimonianza viene riportata da E. Bonnifour nella Histoire politique de la troisième republique.
Altri attestati della volontà dei Paesi liberalcapitalisti di affiancare l’Italia alla Germania per poi annientarli insieme, ci vengono forniti da Winston Churchill e dallo storico inglese George Trevelyan. Il primo (La Seconda Guerra Mondiale”, Vol. 2°, pag. 209): . Quasi con le stesse parole George Trevelyan nella sua “Storia d’Inghilterra”, a pag. 834, ha scritto: .
La storia stava così trascinando l’Italia alla (R. De Felice, Storia degli ebrei sotto il fascismo, pag. 137). Mussolini era conscio che l’antisemitismo occupava uno spazio preminente nell’ideologia nazionalsocialista, di conseguenza se voleva eliminare le ultime diffidenze tedesche, anche nel ricordo del “tradimento italiano del 1915” e giungere ad una reale alleanza militare, doveva adeguarsi alle circostanze. Riteniamo che fosse questa e non altre la ragione della scelta del Duce. E questo viene confermato dal più attento studioso del fascismo che osserva: . Oppure come ha scritto Meir Michaelis: .
Anche se quanto sin qui scritto è solo una parte del percorso che portò l’Italia di Mussolini all’emanazioni delle leggi razziali, il Duce per renderle il meno dolorose possibili, fra l’altro impose di “discriminare non perseguire, oltre a lasciar aperte numerose scappatoie per cui si giunse a situazioni paradossali, come il caso denunciato dal giornalista Daniele Vicini su “L’Indipendente” del 20 luglio 1993: . Vicini dopo aver elencato decine e decine di nomi di ebrei (e non solo ebrei, ma anche di comunisti) che fuggivano in Italia, cita anche un nome che dovrebbe essere ben conosciuto ai telespettatori italiani, perché spessissimo presente nelle trasmissioni televisive: quello di Edward Luttwak. Una domanda si presenta spontanea: “Erano tutti pazzi a rifugiarsi in un Paese dove vigevano le leggi razziali, oppure i fuggitivi ben sapevano che quelle leggi erano poco meno che una farsa”? Alla fine dell’articolo il giornalista Vicini esclama:.
I lettori che volessero approfondire l’argomento, ma l’invito va esteso anche all’”imprevedibile” ex fascista Gianni Alemanno, possono leggere il nostro libro “Uno scudo protettore”. “Scudo protettore” è una espressione dello storico ebreo Léon Poliakov per indicare la protezione posta in essere da Benito Mussolini a favore degli ebrei. Ebrei non solo italiani, ma: (Léon Poliakov, “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei”, pagg. 219-220). Questo scudo si ergeva, quindi, non solo in Italia, ma in Croazia, in Grecia, in Egeo, in Tunisia, in poche parole ovunque penetrassero le truppe fasciste.
Il libro contiene un centinaio di documenti di come venne messo in atto lo scudo, nonché studi di storici che attestano la validità dei documenti. Nomi come Rosa Paini (ebrea) (“Il Sentiero della Speranza”, pag. 22): .
Come Mordechai Poldiel (israelita): .
Israel Kalk (ebreo) “Gli ebrei in Italia durante il Fascismo”: <(…). Siamo stati trattati con la massima umanità> e, ricordando gli altri internati: .
O anche Salim Diamand (Internment in Italy – 1940-1945), ebreo. .
Oppure l’opinione dell’autorevole docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, George L. Mosse (ebreo), nel suo libro “Il razzismo in Europa”, a pag. 245 ha scritto: .
Si giunse, così, al 25 luglio 1943, e seguì il crucked deal (lo sporco affare, termine usato da Eisinhower per indicare l’armistizio dell’8 settembre), ma anche in quei poco più di 40 giorni del governo Badoglio le leggi antiebraiche non furono annullate. Seguì la fuga del re, di Badoglio e dello Stato Maggiore lasciando gli italiani, l’esercito ed è ovvio, anche gli ebrei in balia dell’ira tedesca. Fu una fortuna per l’Italia tutta che Mussolini subentrò formando un nuovo Governo e pararsi di nuovo come scudo tra la rabbia dell’alleato tradito e gli italiani tutti. Ma la presenza tedesca era pressante specialmente agli inizi quando, cioé Mussolini stava organizzando la nuova struttura del suo Governo. Fu in quei giorni, ed esattamente il 16 ottobre 1943 che i tedeschi effettuarono un rastrellamento nel ghetto di Roma catturando più di mille ebrei che, ripetiamo, sino ad allora erano stai protetti dallo scudo. Ebbene, finalmente i tedeschi ebbero la possibilità di mettere in atto quanto sino ad allora era stato proibito. Ma non tutto andò secondo le previsioni. Qualche lettore potrebbe pensare che sul posto ci fossero dei partigiani per difendere quegli infelici; ma quando mai! I tedeschi si trovarono di fronte un uomo in camicia nera, Ferdinando Natoni (che la storiografia dimentica di citare). Ecco la testimonianza della figlia Anna; il padre, mentre la retata era in corso, si precipitò in strada e, avvalendosi della qualifica di “fascista”, pretese dalle SS la restituzione degli ebrei catturati nel suo edificio. Cosa che avvenne. La Signora Anna ci ha detto che il padre morì a 96 anni e ci ha pregato di ricordare che “non rinnegò mai la sua fede”. Questa testimonianza potrebbe essere uno schiaffo ai tanti casti divi, Alemanno, Fini fra questi.
Altri nomi meritano di essere citati accanto a quello di Natoni: Perlasca (fascista), salvò la vita ad alcuni migliaia di ebrei in Ungheria; Zamboni (fascista) riuscì a far fuggire da Salonicco centinaia di ebrei; Palatucci (fascista) ne salvò alcune migliaia a Fiume; Calisse (fascista) operò in Francia e fece fuggire diverse decine di ebrei. Non dimentichiamo il fascistissimo Farinacci che nascose una famiglia di ebrei nella sua tipografia; e il futuro segretario del Msi, Almirante che ne nascose alcuni nel Ministero dove lavorava. Potremmo citare altri casi e nomi, ma non possiamo abusare oltre. Mentre si svolgevano questi fatti, gli antifascisti e i partigiani che facevano? Essi tramavano. E Ben Gurion, il fondatore dello Stato di Israele? Questo meriterebbe un articolo a parte: egli aveva bisogno della morte dei suoi correligionari per poi pretendere in cambio la Palestina, fregandosene altamente se in quella terra vivevano da secoli altri esseri umani.

Renzo De Felice osserva (op. cit. pag. 447): .
Su questo argomento si trova una nuova interessante testimonianza di Primo Levi le cui memorie vengono in parte riportate su L’Espresso del 27 settembre 2007. Levi ricorda che fu arrestato il 13 settembre 1943 e trasferito ad Aosta nella caserma della Milizia Fascista. Levi e altri suoi correligionari furono affidati al Centurione Ferro, il quale, saputo che . Primo Levi e gli altri furono sospettati di essere partigiani; ecco cosa scrive Levi: .
Dobbimo terminare non certo per mancanza di argomenti, ma per motivi di spazio. Però prima di chiudere desideriamo ricordare un altro fatto mai citato, ovviamente, dai vari casti divi e cioè quella legge del 1938 che concedeva parità di diritti e doveri ai libici. In pratica i libici divenivano cittadini italiani a tutti gli effetti. Erano chiamati “Gli italiani della Quarta Sponda”. Fu un caso unico nella storia del colonialismo mondiale, ma fu anche questo uno dei motivi per cui i Paesi imperialisti ci costrinsero alla guerra: questi vedevano le colonie come esclusivo luogo di sfruttamento, al contrario di come il Governo italiano stava impostando la sua politica coloniale.
Questo era il razzismo fascista, o signori!
Quindi, e concludiamo, non ci rivolgiamo ai casti divi Alemanno, Fini e compagni, non vale la pena citarli, ma al rabbino Pacifici: se quanto scritto è vero, perché invece di portare tanti poveri, ignari giovani in giro per l’Europa allo scopo di alimentare odio, non sarebbe invece più onesto portarli a pregare su quella tomba a Predappio?
Un atto di Giustizia… anche se tardivo!

venerdì 5 dicembre 2008

Leggete attentamente questo scritto e ditemi se non è una delle tante "profezie" che il più grande statista italiano di tutti i tempi ha donato al suo popolo e al mondo intero! La Terza Via, il socialismo nazionale, l'idea che fu fermata dalle plutocrazie mondialiste, da una razza di mercanti senza onore e senza Dio, oggi torna prepotentemente a segnare i destini dell'umanità! Prepariamoci camerati a essere degni della sua memoria e del suo genio.
"Camerata Gil"


<<…….la crisi è penetrata così profondamente nel sistema
che è diventata una crisi del sistema.
(…) Oggi possiamo affermare che il modo di produzione
capitalistica è superato e con esso la teoria del liberismo
economico che l’ha illustrato ed apologizzato. Le stesse
dimensioni dell’ impresa superano la possibilità dell’uomo;
prima era lo spirito che aveva dominato la materia, ora è
la materia che piega e soggioga lo spirito.
Giunto a questa fase il supercapitalismo trae la sua giustificazione da questa utopia: l’utopia dei consumi illimitati.
L’ideale del supercapitalismo sarebbe la standardizzazione del genere umano dalla culla alla bara. Il supercapitalismo
vorrebbe che tutti gli uomini nascessero della stessa lunghezza,in modo che si potessero fare delle culle standardizzate;vorrebbe che i bambini desiderassero gli stessi giocattoli,che gli uomini andassero vestiti della stessa divisa,che leggessero tutti lo stesso libro(….)
Oggi noi seppelliamo il liberismo economico. Noi abbiamo
respinto la teoria dell’uomo economico, la teoria liberale,e
ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire
che il lavoro è una merce.
L’uomo economico non esiste, esiste l’Uomo integrale che è politico, che è economico,che è religioso che è guerriero.>>


Benito Mussolini, scritti da “Dottrina del Fascismo”,
14- X1- 1933, vol. V111, pag.259 sgg.

giovedì 4 dicembre 2008

I CRIMINI DELLE BRIGATE EBREE